
In un Paese normale i giornali e la stampa libera espongono i fatti secondo verità ed esprimono ciascuno la propria pluralità di opinioni, interpretando la verità che si suppone condivisa.
In Italia invece si parte già da verità diverse, talvolta molto divergenti, o addirittura opposte. Le opinioni poi seguono di conseguenza le divergenti esposizioni di divergenti verità.
Viviamo insomma in un mondo virtuale dove non esiste verità ma solo “narrazioni”, cioè castelli incantati dove tutto è disegnato secondo le intenzioni di chi vuole influenzare le opinioni, senza farsi scrupolo dell’eventuale uso di menzogne o di inganni.
In questo modo prevale la legge del più forte e non del più giusto. Chi ha più mezzi (più soldi, più strumenti) per divulgare la “sua” verità riesce ad imporre il suo potere.
E’ un mondo primitivo, selvaggio, barbarico, come il mondo dei dinosauri o dei gorilla inferociti. Niente di civile.
Così è l’Italia del 2023.
DANTE ERA DI DESTRA, LA NUTELLA E’ DI SINISTRA

Caro raccomandato ex direttore del TG2 oggi raccomandato Ministro meloniano, che dici “Dante è il padre della cultura di destra”, la risposta più adeguata alla tua sparata è: “Dante era di destra, la Nutella è di sinistra”.
Dante, quello che si è servito dello scafista Caronte per farsi traghettare oltre uno specchio d’acqua ed entrare in un luogo da clandestino.
Dante, quello della Riforma della Giustizia Minosse.
Dante, quello che si commuove per due amanti che leggono un libro.
Dante, quello che…
Va be, ridiamoci sopra, dai!
Nel quinto girone dell’Inferno scontano la loro pena eterna quelli che promettevano di abolire le accise sul carburante. I dannati spingono a mano per l’eternità pesantissime automobili spente (col freno a mano tirato) sulle quali stanno sedute la Boldrini e la Greta che manovrano il volante e li incitano a spingere con voce stridula e impaziente.
Da “Vuolsi così colà dove si puote ciò che si vuole” a “Me ne frego!” è stato un attimo.
Scherzi a parte, la cultura di destra è una cosa importante, ma questo governo meloniano non è affatto qualcosa che possa nemmeno lontanamente paragonarsi a un governo di destra moderna e rispettabile. E’ un governo di cialtroni, razzisti, populisti, xenofobi e scappati di casa: tutto il contrario della Cultura e della nobiltà che l’arte del Sommo Poeta ci ha regalato e ci regala da oltre sette secoli.
SABATO 14-01-2023 SU LA GAZZETTA DELL’ADDA
Pagina di Capriate San Gervasio
Settimana di Sabato 14-1-2023:
Dopo anni non sono ancora stati risolti i problemi legati ai due edifici abbandonati, di cui uno comunale inutilizzati da tempo
«Hotel Cabina ed ex caserma, covo di degrado»
Il leader dell’opposizione Carlo Arnoldi ha messo sotto la lente d’ingrandimento i due luoghi ormai diventati simbolo di incuria «Sono stati un cavallo di battaglia dell’Amministrazione ma si sono rivelati un grande flop. Ora occorre prendere delle decisioni»
CAPRIATE SAN GERVASIO (aar). Degrado e frequentazioni. Non rappresentano un bel biglietto da visita per la città due luoghi ormai diventati simbolo del degrado in città: l’Hotel Cabina e l’ex caserma dei Carabinieri di via Pezzi, posta a breve distanza. In entrambi i casi le problematiche sembrano essere le stesse, rifiuti, degrado e frequentazioni notturne. I residenti della zona che segnalano periodicamente un via vai di persone dagli edifici abbandonati.
«Rappresentano il più grande flop dell’Amministrazione – ha commentato il leader dell’opposizione Carlo Arnoldi – Ne avevano fatto un cavallo di battaglia ma poi non è successo niente di positivo e al di là di un sopralluogo avvenuto tempo fa non è cambiato nulla. In più negli ultimi tempi il cancello è anche rimasto aperto lasciando così l’area senza alcun controllo». L’Hotel Cabina, di…
Lunedì gli sportelli di San Gervasio saranno riaperti. Da tempo il sindaco ne chiedeva la ripresa dell’attività
Riapre l’ufficio postale chiuso dal lockdown
CAPRIATE SAN GERVASIO (aar). Finalmente i sangervasini possono festeggiare. Lunedì riaprirà, infatti, l’ufficio postale di San Gervasio, chiuso dai tempi dell’emergenza sanitaria causata dalla pandemia di Covid-19. «Ho ricevuto una comunicazione ufficiale da parte delle Poste – ha spiegato il…
Luigi Celeste: «me lo hanno chiesto vari cittadini, ma devo parlarne con il gruppo»
«Io candidato sindaco, non lo sapevo…»
CAPRIATE SAN GERVASIO (aar). «Io candidato sindaco? Non ne so nulla…». Il consigliere di minoranza Luigi Celeste ha commentato così la voce che da qualche tempo sta circolando per gli ambienti politici capriatesi, in vista delle prossime elezioni amministrative, che lo vorrebbe in corsa per la poltrona di primo cittadino.
«Alcuni capriatesi me lo hanno chiesto e sicuramente fa piacere che circoli questa voce… – ha detto – Vuol dire che sto…
Accordo di programma per la Fabbrica
La commissione di vigilanza all’attenzione del Consiglio
CAPRIATE SAN GERVASIO (aar). Una commissione di vigilanza sull’attuazione dell’accordo di programma per la riqualificazione e il rilancio dello storico opificio di Crespi. A chiederla, con una mozione che sarà discussa nella prossima seduta del Consiglio comunale è stato il leader dell’opposizione Carlo Arnoldi che, nei giorni scorsi, aveva già anticipato la sua intenzione di chiedere una commissione ad hoc sulla questione.
Nel suo documento Arnoldi ha chiesto quindi la costituzione di una commissione di vigilanza monitoraggio e controllo dell’attuazione dell’Adp Odissea, fino alla…
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QUESTI ARTICOLI sono di proprietà di “Netweek” Local Media – Questo blog personale amatoriale non intende incoraggiare o favorire la divulgazione illecita di materiale intellettuale protetto da Diritti d’Autore altrui e Diritti Editoriali. Per leggere gli articoli interamente oltre all’anteprima pubblica: abbonatevi al sito della Gazzetta dell’Adda “on-line”, oppure andate in edicola a comprare il giornale. Citazioni in questo post: solo per far conoscere l’esistenza del periodico e non per scopi di lucro.
COSI’ VLADIMIRO ZAGREBELSKY BOCCIA IL DECRETO ANNEGA-NAUFRAGHI

Hanno varato quel decreto perchè hanno intenzioni cattive. Lo ha spiegato con parole migliori delle mie l’illustre giudice Vladimiro Zagrebelsky (magistrato e giurista italiano, giudice della “Corte Europea dei Diritti dell’Uomo” dal 2001 al 2010, fratello maggiore del costituzionalista Gustavo Zagrebelsky).
Lo ha spiegato sulle pagine 1 e 29 del quotidiano “la Stampa” edizione di questo Giovedì 12 gennaio 2023.
Nel mio “pensiero” del 6-1-2023 avevo spiegato la cattiveria di un decreto scritto dal governo più xenofobo del secolo: il Decreto Legge 1/2023 che impone regole vessatorie e assurde ai soccorritori di naufraghi nel mare, per impedire o rallentare i salvataggi.
Merita di essere letto integralmente l’articolo di Zag:
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LA VERGOGNA DEI “PORTI SICURI” VLADIMIRO ZAGREBELSKY Una legge può indirizzare la condotta di coloro cui si rivolge e chiaramente indicare la volontà del legislatore. Vladimiro Zagrebelsky |
La parte più esplicita di questo articolo è quella in cui Zagrebelsky dice: “Le regole imposte ai comandanti delle navi sembrano tendere a scopi diversi, e prese una per una possono anche manifestare esigenze positive, che però paiono di ben dubbia ragionevolezza nel loro complesso. È il loro insieme che rivela lo scopo della nuova legislazione: disciplinare per restringere l’attività di salvataggio di vite in mare, renderla più costosa per chi la svolge, imporre lunghi periodi di fermo delle navi o distoglierle dall’opera di soccorso. Che questo sia lo scopo delle norme, è detto chiaramente, non nel testo che si legge sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica, ma nelle dichiarazioni rivolte al pubblico, ove si dicono cose sconcertanti.”.
L’altra parte in cui è contenuta la critica più dura è quella in cui spiega che la nuova “idea” di dirottare le navi verso i porti più lontani è un modo per rendere difficile la vita ai soccorritori e alle persone soccorse.
Questo Decreto è un messaggio chiaro: “messaggio cinico e crudele: non provate ad attraversare il mare poiché vi renderemo la vita difficile, a voi e alle organizzazioni che operano per salvarvi.”.
In conclusione, egli dice che lo scopo politico di questo decreto è: “vergognoso, inumano e degradante”.
Condivido pienamente questo giudizio.
SABATO 7-01-2023 SU LA GAZZETTA DELL’ADDA
Pagina di Capriate San Gervasio
Settimana di Sabato 07-1-2023:
Il vicesindaco: «Passaggio importantissimo, accordi di natura economica che si tradurranno in opere»
Crespi: approvato il piano attuativo e acquisita l’area «ex vasche»
CAPRIATE SAN GERVASIO (aar). Gli ultimi giorni del 2022 sono stati particolarmente intensi sul fronte di Crespi e dell’accordo di programma destinato al recupero e al rilancio della storica fabbrica, con l’approvazione del piano attuativo e l’acquisizione, da parte del Comune, dell’area «ex vasche». «Il dado è tratto dopo quasi cinque anni di intenso impegno politico e amministrativo – ha spiegato il vicesindaco Cristiano Esposito – Con la definitiva approvazione del piano attuativo da parte della Giunta comunale avvenuta il 28 dicembre si porta a compimento il lungo percorso che mette in fila tutti i procedimenti amministrativi. Infatti dopo la storica ratifica dell’accordo di programma macro-urbanistico avvenuta il 14 ottobre in Consiglio, anche il piano attuativo è arrivato alla sua conclusione. E’ un passaggio importantissimo perché si attuano, nel vero senso della parola, tutti gli accordi ratificati in quella data. Accordi di natura economica che si tradurranno in opere concrete per….
L’opposizione
«Chiesta una commissione permanente»
CAPRIATE SAN GERVASIO (aar). «Chiederemo una commissione permanente per verificare l’esecuzione dei lavori e il procedere dell’accordo di programma per Crespi». L’annuncio è del leader dell’opposizione Carlo Arnoldi che intende vigilare con attenzione sugli sviluppi dell’Adp riguardante il recupero e la riqualificazione della storica fabbrica.
«Abbiamo sostenuto le osservazioni all’accordo presentate dall’associazione Pro Crespi e dal Pd, ma non abbiamo i numeri per farle passare – ha osservato Arnoldi – Come anticipato anche in Consiglio chiederemo l’istituzione di una commissione consigliare permanente formata da maggioranza e opposizione per verificare l’andamento del piano, quello del traffico e quello dell’esecuzione degli….
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IL DECRETO «ANNEGA NAUFRAGHI» OFFENDE LA COSTITUZIONE E IL DIRITTO INTERNAZIONALE

L’anno 2023 è cominciato malissimo per il Governo italiano di Giorgia Meloni: è cominciato con un Decreto Legge che esprime tutta la cattiveria xenofoba della destra italiana.
L’argomento è il soccorso dei naufraghi nel mare, i soggetti che gli xenofobi indicano come nemici cattivi sono le ONG (che invece di essere sostenute per il loro lodevole lavoro sono ostacolate), e il decreto del Governo Meloni è un ostacolo ai salvataggi.
Per questo lo possiamo chiamare “decreto annega naufraghi”. Qualcuno lo chiama semplicemente “Decreto anti Ong”.
Vediamo di cosa si tratta.
Sulla Gazzetta Ufficiale Serie Generale n. 1 del 2-1-2023 (vedi il
Pdf) è stato pubblicato il DECRETO-LEGGE 2 gennaio 2023, n. 1 (Raccolta 2023) “Disposizioni urgenti per la gestione dei flussi migratori”. (23G00001). Entrato in vigore il 03-01-2023. (Atto completo).
Si tratta in pratica di un decreto che limita le operazioni di salvataggio in mare.
Alle ONG o alle altre navi viene imposto di fare solo un salvataggio alla volta.
Se durante il percorso da un salvataggio a un porto si incontrano altri naufragi, non è possibile effettuare i salvataggi.
Ciò è palesemente contrario alla legge naturale del mare, oltre che alla banale Logica.
Questo è il testo del Decreto Legge:
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DECRETO-LEGGE 2 gennaio 2023, n. 1 (Raccolta 2023) Disposizioni urgenti per la gestione dei flussi migratori. (23G00001) (GU n.1 del 2-1-2023) Vigente al: 3-1-2023 IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA Visti gli articoli 77 e 87, quinto comma, della Costituzione; Emana Art. 1 1 . All’articolo 1 del decreto-legge 21 ottobre 2020, n. 130, convertito, con modificazioni, dalla legge 18 dicembre 2020, n. 173, sono apportate le seguenti modificazioni: Art. 2 1 . Dalle presenti disposizioni non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. Art. 3 1 . Il presente decreto entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana e sarà presentato alle Camere per la conversione in legge. Dato a Roma, addì 2 gennaio 2023 MATTARELLA Meloni, Presidente del Consiglio dei ministri Piantedosi, Ministro dell’interno Nordio, Ministro della giustizia Salvini, Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Tajani, Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale Crosetto, Ministro della difesa Visto, il Guardasigilli: Nordio |
Come già spiegato in premessa, si tratta di un decreto che infligge inutilmente regole vessatorie, assurde e crudeli (oltre che tragicamente ridicole) alle navi che effettuano salvataggi di naufraghi.
Non c’era alcun motivo di introdurre queste regole. L’unico motivo è la cattiveria degli xenofobi, di chi ha in odio le persone che rischiano la vita fra le onde del mare pur di sperare di trovare una prospettiva di vita accettabile in Europa.
Non sono mancate le voci critiche contro il decreto.
Una critica è arrivata da Cecilia Strada (figlia di Gino STrada, fondatore di “Emergency”), che il 28 dicembre 2022 ha pubblicato questo post:
Cecilia Strada ha fatto notare che la frase contenuta nel decreto (“concludere il soccorso senza ritardo”) è in evidente contraddizione con ciò che i governi xenofobi italiani fanno: cioè ritardare gli sbarchi fino allo sfinimento dei disperati naufraghi, come è stato fatto anche recentemente obbligando una nave a raggiungere Ravenna.
Ravenna! Cioè: un porto che certamente è “sicuro” ma non è assolutamente “il più vicino” a dove solitamente avvengono i naufragi.
Abbiamo ragionevoli motivi per affermare che si tratta di un Decreto Legge che fa a pugni con i principi previsti nella nostra Costituzione e con il diritto internazionale del mare.
Un Decreto “fuori legge”, vergognoso, infame, conto l’umanità, da cancellare il più presto possibile.



Uno dei quotidiani che ha dedicato adeguata attenzione a questo decreto è “il Riformista”, che non ha esitato a segnalare ciò che in questo decreto non va assolutamente bene.
Meritano di essere condivise e rilette le pagine di questo quotidiano che spiegano nel dettaglio la questione.
Ecco tre recenti edizioni de “il Riformista” con le pagine in cui si parla del decreto:
il Riformista (28-12-2022) Pagine 1 e 4.Pdf – “Arriva il Decreto anti ONG, quanti morti farà?”. “Altro che Riforma della Giustizia, fanno lo stato di polizia”.
il Riformista (29-12-2022) Pagine 1, 6, 7.Pdf – “Decreto anti Ong, ma il testo è fuorilegge”. “Ong, via libera al decreto”. “Salvare vite in mare è un obbligo. Porre limiti è illegale”.
il Riformista (05-01-2023) Pagine 1 e 2.Pdf – “il grido dei soccorritori: Europa, ferma il Decreto antinaufraghi, è illegale e feroce”. Intervista a Juan Matis Gil, “Quel folle decreto”.
Le persone “normali” non accecate dall’odio xenofobo (speriamo non siano pochissime) capiscono facilmente che siamo di fronte ad una infamia che raggiunge i vertici di perfidia simili a quelli delle Leggi Razziali del 1938 e del 2018 (le prime volute dal fascismo, quelle del 2018 volute dal ministro Salvini).
Ci auguriamo che si possa trovare un rimedio per fermare questa deriva di (in)civiltà e questo trionfo di disumanità. Affinché ciò avvenga deve al più presto spegnersi la “luna di miele” politica che in queste fasi iniziali garantisce al Governo Meloni ampio consenso popolare.
Finchè fare una politica di feroce xenofobia porta consenso, in Italia regnerà la legge della cattiveria.
MATTARELLA: LA REPUBBLICA E’ DI CHI LAVORA, STUDIA, AIUTA, PAGA LE TASSE, INTRAPRENDE

In questi ultimi due o tre anni tutti i partiti politici italiani hanno provato a governare, e provandoci hanno capito che non è facile. Hanno imparato che governare significa assumersi grandi responsabilità confrontandosi con problemi che sono globali. Questa è la premessa che il Presidente della Repubblica Italiana Sergio Mattarella ha ricordato all’inizio del suo discorso di fine anno (31-12-2022) per esprimere il suo ottimismo e la sua fiducia nell’Italia.
Mattarella nel suo discorso è stato più ottimista di me: ha fiducia negli italiani, e trasmette la sua fiducia con le sue parole a tutti noi, mentre io nel mio messaggio di fine anno 31-12-2022 sono stato molto più pessimista e negativo.
Ringrazio il nostro Presidente Mattarella per il suo lodevole tentativo di rincuorarmi e consolarmi. Credo che ci sia riuscito: il suo discorso mi è piaciuto.
Fra le tante parole che ha usato per augurare un buon 2023 agli italiani ha spiegato la seconda parte dell’articolo 3 della Costituzione, quella parte in ci viene detto che
«E` compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.».
E’ l’articolo più difficile e impegnativo della nostra Costituzione, perchè non prevede una regola a cui attenersi ma propone una “visione”, uno spirito, un obiettivo generale a medio e lungo termine, da attuare nel presente con lo sguardo nel futuro.
Chi deve agire per realizzare tutto ciò? Noi. La Repubblica siamo tutti noi.
Più dettagliatamente -ha spiegato Mattarella- la Repubblica sono gli Enti istituzionali e chi ci lavora, e poi tutte le persone che vivono onestamente.
La Repubblica «è costituita dalle donne e dagli uomini che si impegnano per le loro famiglie», è «nel senso civico di chi paga le imposte», «nel sacrificio di chi, indossando una divisa, rischia per garantire la sicurezza di tutti», «nella fatica di chi lavora», «nell’ansia di chi cerca il lavoro», «nell’impegno di chi studia», «nello spirito di solidarietà di chi si cura del prossimo», «nell’iniziativa di chi fa impresa e crea occupazione».
Dunque «Rimuovere gli ostacoli è un impegno da condividere» fra tutti noi.
Nell’elenco delle persone che “sono la nostra Repubblica” sono inclusi sia i lavoratori che i datori di lavoro, e in questa sintesi sono unite le parti che si riconoscono e si rappresentano storicamente nella destra e quelle che si riconoscono nella sinistra. Entrambe le parti (chi “crea occupazione”, e chi “lavora”) sono importanti e necessarie.
E sono inclusi anche coloro che non lavorano perchè hanno altri ruoli nella conduzione della famiglia e coloro che non lavorano perchè il lavoro lo stanno cercando.
Merita di essere ascoltato o riletto l’intero suo discorso:
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Messaggio di Fine Anno del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella (31-12-2022)
Palazzo del Quirinale, 31/12/2022 «Care concittadine e cari concittadini, un anno addietro, rivolgendomi a voi in questa occasione, definivo i sette anni precedenti come impegnativi e complessi. Lo è stato anche l’anno trascorso, così denso di eventi politici e istituzionali di rilievo. L’elezione del Presidente della Repubblica, con la scelta del Parlamento e dei delegati delle Regioni che, in modo per me inatteso, mi impegna per un secondo mandato. Lo scioglimento anticipato delle Camere e le elezioni politiche, tenutesi, per la prima volta, in autunno. Il chiaro risultato elettorale ha consentito la veloce nascita del nuovo governo, guidato, per la prima volta, da una donna. E’ questa una novità di grande significato sociale e culturale, che era da tempo matura nel nostro Paese, oggi divenuta realtà. Nell’arco di pochi anni si sono alternate al governo pressoché tutte le forze politiche presenti in Parlamento, in diverse coalizioni parlamentari. Quanto avvenuto le ha poste, tutte, in tempi diversi, di fronte alla necessità di misurarsi con le difficoltà del governare. Riconoscere la complessità, esercitare la responsabilità delle scelte, confrontarsi con i limiti imposti da una realtà sempre più caratterizzata da fenomeni globali: dalla pandemia alla guerra, dalla crisi energetica a quella alimentare, dai cambiamenti climatici ai fenomeni migratori. La concretezza della realtà ha così convocato ciascuno alla responsabilità. Sollecita tutti ad applicarsi all’urgenza di problemi che attendono risposte. La nostra democrazia si è dimostrata dunque, ancora una volta, una democrazia matura, compiuta, anche per questa esperienza, da tutti acquisita, di rappresentare e governare un grande Paese. E’ questa consapevolezza, nel rispetto della dialettica tra maggioranza e opposizione, che induce a una comune visione del nostro sistema democratico, al rispetto di regole che non possono essere disattese, del ruolo di ciascuno nella vita politica della Repubblica. Questo corrisponde allo spirito della Costituzione. Domani, primo gennaio, sarà il settantacinquesimo anniversario della sua entrata in vigore. La Costituzione resta la nostra bussola, il suo rispetto il nostro primario dovere; anche il mio. Siamo in attesa di accogliere il nuovo anno ma anche in queste ore il pensiero non riesce a distogliersi dalla guerra che sta insanguinando il nostro Continente. Il 2022 è stato l’anno della folle guerra scatenata dalla Federazione russa. La risposta dell’Italia, dell’Europa e dell’Occidente è stata un pieno sostegno al Paese aggredito e al popolo ucraino, il quale con coraggio sta difendendo la propria libertà e i propri diritti. Se questo è stato l’anno della guerra, dobbiamo concentrare gli sforzi affinché il 2023 sia l’anno della fine delle ostilità, del silenzio delle armi, del fermarsi di questa disumana scia di sangue, di morti, di sofferenze. La pace è parte fondativa dell’identità europea e, fin dall’inizio del conflitto, l’Europa cerca spiragli per raggiungerla nella giustizia e nella libertà. Alla pace esorta costantemente Papa Francesco, cui rivolgo, con grande affetto, un saluto riconoscente, esprimendogli il sentito cordoglio dell’Italia per la morte del Papa emerito Benedetto XVI. Si prova profonda tristezza per le tante vite umane perdute e perché, ogni giorno, vengono distrutte case, ospedali, scuole, teatri, trasformando città e paesi in un cumulo di rovine. Vengono bruciate, per armamenti, immani quantità di risorse finanziarie che, se destinate alla fame nel mondo, alla lotta alle malattie o alla povertà, sarebbero di sollievo per l’umanità. Di questi ulteriori gravi danni, la responsabilità ricade interamente su chi ha aggredito e non su chi si difende o su chi lo aiuta a difendersi. Pensiamoci: se l’aggressione avesse successo, altre la seguirebbero, con altre guerre, dai confini imprevedibili. Non ci rassegniamo a questo presente. Il futuro non può essere questo. La speranza di pace è fondata anche sul rifiuto di una visione che fa tornare indietro la storia, di un oscurantismo fuori dal tempo e dalla ragione. Si basa soprattutto sulla forza della libertà. Sulla volontà di affermare la civiltà dei diritti. Qualcosa che è radicato nel cuore delle donne e degli uomini. Ancor più forte nelle nuove generazioni. Lo testimoniano le giovani dell’Iran, con il loro coraggio. Le donne afghane che lottano per la loro libertà. Quei ragazzi russi, che sfidano la repressione per dire il loro no alla guerra. Gli ultimi anni sono stati duri. Ciò che abbiamo vissuto ha provocato o ha aggravato tensioni sociali, fratture, povertà. Dal Covid – purtroppo non ancora sconfitto definitivamente – abbiamo tratto insegnamenti da non dimenticare. Abbiamo compreso che la scienza, le istituzioni civili, la solidarietà concreta sono risorse preziose di una comunità, e tanto più sono efficaci quanto più sono capaci di integrarsi, di sostenersi a vicenda. Quanto più producono fiducia e responsabilità nelle persone. Occorre operare affinché quel presidio insostituibile di unità del Paese rappresentato dal Servizio sanitario nazionale si rafforzi, ponendo sempre più al centro la persona e i suoi bisogni concreti, nel territorio in cui vive. So bene quanti italiani affrontano questi mesi con grandi preoccupazioni. L’inflazione, i costi dell’energia, le difficoltà di tante famiglie e imprese, l’aumento della povertà e del bisogno. La carenza di lavoro sottrae diritti e dignità: ancora troppo alto è il prezzo che paghiamo alla disoccupazione e alla precarietà. Allarma soprattutto la condizione di tanti ragazzi in difficoltà. La povertà minorile, dall’inizio della crisi globale del 2008 a oggi, è quadruplicata. Le differenze legate a fattori sociali, economici, organizzativi, sanitari tra i diversi territori del nostro Paese – tra Nord e Meridione, per le isole minori, per le zone interne – creano ingiustizie, feriscono il diritto all’uguaglianza. Ci guida ancora la Costituzione, laddove prescrive che la Repubblica deve rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che ledono i diritti delle persone, la loro piena realizzazione. Senza distinzioni. La Repubblica siamo tutti noi. Insieme. Lo Stato nelle sue articolazioni, le Regioni, i Comuni, le Province. Le istituzioni, il Governo, il Parlamento. Le donne e gli uomini che lavorano nella pubblica amministrazione. I corpi intermedi, le associazioni. La vitalità del terzo settore, la generosità del volontariato. La Repubblica – la nostra Patria – è costituita dalle donne e dagli uomini che si impegnano per le loro famiglie. La Repubblica è nel senso civico di chi paga le imposte perché questo serve a far funzionare l’Italia e quindi al bene comune. La Repubblica è nel sacrificio di chi, indossando una divisa, rischia per garantire la sicurezza di tutti. In Italia come in tante missioni internazionali. La Repubblica è nella fatica di chi lavora e nell’ansia di chi cerca il lavoro. Nell’impegno di chi studia. Nello spirito di solidarietà di chi si cura del prossimo. Nell’iniziativa di chi fa impresa e crea occupazione. Rimuovere gli ostacoli è un impegno da condividere, che richiede unità di intenti, coesione, forza morale. E’ grazie a tutto questo che l’Italia ha resistito e ha ottenuto risultati che inducono alla fiducia. La nostra capacità di reagire alla crisi generata dalla pandemia è dimostrata dall’importante crescita economica che si è avuta nel 2021 e nel 2022. Le nostre imprese, a ogni livello, sono state in grado, appena possibile, di ripartire con slancio: hanno avuto la forza di reagire e, spesso, di rinnovarsi. Le esportazioni dei nostri prodotti hanno tenuto e sono anzi aumentate. L’Italia è tornata in brevissimo tempo a essere meta di migliaia di persone da ogni parte del mondo. La bellezza dei nostri luoghi e della nostra natura ha ripreso a esercitare una formidabile capacità attrattiva. Dunque ci sono ragioni concrete che nutrono la nostra speranza ma è necessario uno sguardo d’orizzonte, una visione del futuro. Pensiamo alle nuove tecnologie, ai risultati straordinari della ricerca scientifica, della medicina, alle nuove frontiere dello spazio, alle esplorazioni sottomarine. Scenari impensabili fino a pochi anni fa e ora davanti a noi. Sfide globali, sempre. Perché è la modernità, con il suo continuo cambiamento, a essere globale. Ed è in questo scenario, per larghi versi inedito, che misuriamo il valore e l’attualità delle nostre scelte strategiche: l’Europa, la scelta occidentale, le nostre alleanze. La nostra primaria responsabilità nell’area che definiamo Mediterraneo allargato. Il nostro rapporto privilegiato con l’Africa. Dobbiamo stare dentro il nostro tempo, non in quello passato, con intelligenza e passione. Per farlo dobbiamo cambiare lo sguardo con cui interpretiamo la realtà. Dobbiamo imparare a leggere il presente con gli occhi di domani. Pensare di rigettare il cambiamento, di rinunciare alla modernità non è soltanto un errore: è anche un’illusione. Il cambiamento va guidato, l’innovazione va interpretata per migliorare la nostra condizione di vita, ma non può essere rimossa. La sfida, piuttosto, è progettare il domani con coraggio. Mettere al sicuro il pianeta, e quindi il nostro futuro, il futuro dell’umanità, significa affrontare anzitutto con concretezza la questione della transizione energetica. L’energia è ciò che permette alle nostre società di vivere e progredire. Il complesso lavoro che occorre per passare dalle fonti tradizionali, inquinanti e dannose per salute e ambiente, alle energie rinnovabili, rappresenta la nuova frontiera dei nostri sistemi economici. Non è un caso se su questi temi, e in particolare per l’affermazione di una nuova cultura ecologista, registriamo la mobilitazione e la partecipazione da parte di tanti giovani. L’altro cambiamento che stiamo vivendo, e di cui probabilmente fatichiamo tuttora a comprendere la portata, riguarda la trasformazione digitale. L’uso delle tecnologie digitali ha già modificato le nostre vite, le nostre abitudini e probabilmente i modi di pensare e vivere le relazioni interpersonali. Le nuove generazioni vivono già pienamente questa nuova dimensione. La quantità e la qualità dei dati, la loro velocità possono essere elementi posti al servizio della crescita delle persone e delle comunità. Possono consentire di superare arretratezze e divari, semplificare la vita dei cittadini e modernizzare la nostra società. Occorre compiere scelte adeguate, promuovendo una cultura digitale che garantisca le libertà dei cittadini. Il terzo grande investimento sul futuro è quello sulla scuola, l’università, la ricerca scientifica. E’ lì che prepariamo i protagonisti del mondo di domani. Lì che formiamo le ragazze e i ragazzi che dovranno misurarsi con la complessità di quei fenomeni globali che richiederanno competenze adeguate, che oggi non sempre riusciamo a garantire. Il Piano nazionale di ripresa e resilienza spinge l’Italia verso questi traguardi. Non possiamo permetterci di perdere questa occasione. Lo dobbiamo ai nostri giovani e al loro futuro. Parlando dei giovani vorrei – per un momento – rivolgermi direttamente a loro: siamo tutti colpiti dalla tragedia dei tanti morti sulle strade. Troppi ragazzi perdono la vita di notte per incidenti d’auto, a causa della velocità, della leggerezza, del consumo di alcol o di stupefacenti. Quando guidate avete nelle vostre mani la vostra vita e quella degli altri. Non distruggetela per un momento di imprudenza. Non cancellate il vostro futuro. Care concittadine e cari concittadini, guardiamo al domani con uno sguardo nuovo. Guardiamo al domani con gli occhi dei giovani. Guardiamo i loro volti, raccogliamo le loro speranze. Facciamole nostre. Facciamo sì che il futuro delle giovani generazioni non sia soltanto quel che resta del presente ma sia il frutto di un esercizio di coscienza da parte nostra. Sfuggendo la pretesa di scegliere per loro, di condizionarne il percorso. La Repubblica vive della partecipazione di tutti. E’ questo il senso della libertà garantita dalla nostra democrazia. E’ anzitutto questa la ragione per cui abbiamo fiducia. Auguri !» Sergio Mattarella |
Nel discorso di Sergio Mattarella c’è una presa di posizione netta e inequivocabile contro l’invasione russa e a sostegno della difesa dell’Ucraina. Ci sono citazioni anche sul PNRR, sulla necessità di utilizzare energie rinnovabili per salvare il pianeta, sulla trasformazione digitale, sull’importanza della sanità per tutti e della scuola. C’è una esortazione ai giovani: non rischiare con comportamenti stupidi la loro vita.
Grazie Presidente. Buon anno 2023!
MESSAGGIO DI FINE ANNO DI MIK AI CONCITTADINI E AGLI ITALIANI 31-12-2022

Care italiane, cari italiani,
cari patrioti dei futuri Stati Uniti d’Europa,
cari cittadini del Mondo, che vivete nelle Americhe, nell’Africa, in Asia, in Oceania,
cari concittadini di Capriate San Gervasio,
cari colleghi, amici, parenti, famigliari,
carissimi tutti,
l’anno 2022 si è concluso e sono nuovamente qui davanti alla tastiera per scrivere a tutti voi il mio consueto messaggio di fine anno.

Sono molto addolorato perchè vorrei farvi gli auguri di un buon Anno 2023 ma so già che non sarà un buon anno.
Ho validi motivi per ritenere quasi certamente prevedibile che il 2023 sarà un anno brutto, peggiore del 2022.
Non ci aspetta niente di buono.
Per questo motivo i facili ottimismi e il linguaggio cerimonioso convenzionale non si addicono alla gravità delle circostanze che cercherò di rappresentarvi e riassumervi, con le parole certamente non zuccherate che sto per dire.
Ci aspetta un anno di guerra, di sacrifici, di sofferenza, di fatica, di lotta, durante il quale dovremo affrontare i tanti previsti peggioramenti e danni che ci attendono.
L’unico augurio che possiamo farci è quello di saper trovare la forza d’animo, la forza fisica e il coraggio per affrontare tutto ciò che nel 2023 ci aspetterà.
E pensare che il 2022 era iniziato quasi bene… c’erano buone premesse per sperare per l’Italia e per il mondo un anno di migioramenti e di crescita.
La pandemia del Covid-19 ci aveva tenuti nella sofferenza, nella paura e nei sacrifici per tutto il 2020 e il 2021, ma grazie alle misure di protezione e tutela decise dai Governi, grazie alle vaccinazioni e alla lodevole pazienza della maggioranza delle persone, con il trascorrere dei giorni del 2022 sembrava finire il grande incubo.
La pandemia c’è ancora, il Covid fa ammalare ancora tante persone, e alcune fra le più fragili ancora ne uccide, tuttavia non siamo più nella terribile “emergenza” dei primi mesi. Sembrerebbe diventata una epidemia “gestibile”.
Grazie a questo miglioramento della situazione Covid avevamo buone motivazioni per sperare nella rinascita del nostro Paese e nell’avvio di una stagione di progresso, sviluppo, crescita e prosperità.
Purtroppo una serie di eventi, accidenti, incidenti ed errori, specialmente da febbraio in avanti, hanno spento le felici speranze e ridisegnato il nostro presente e il nostro futuro con tratti e colori più foschi.
A gennaio 2022 eravamo ancora in pandemia, e il 7-1-2022 veniva pubblicato sulla “Gazzetta Ufficiale” il Decreto Legge 01 del 07-1-2022 “Misure urgenti per fronteggiare l’emergenza COVID-19, in particolare nei luoghi di lavoro, nelle scuole e negli istituti della formazione superiore”. Per gli over 50 era stato istituito l’obbligo di vaccinazione, con multe per i trasgressori. Era una misura di emergenza per la difesa della Salute pubblica, e la maggioranza degli italiani l’aveva capito. Solo una minoranza di persone aveva reagito con disapprovazione giudicando il provvedimento come una inaccettabile restrizione della nostra libertà. Nel frattempo il mondo della Politica era in fibrillazione perchè incombeva l’imminente elezione del nuovo Presidente della Repubblica.
Non c’erano idee chiare nei partiti. Nessun partito aveva un candidato presentabile capace di convincere anche gli altri partiti.
Si parlò per alcuni giorni della candidatura di Silvio Berlusconi come presidente della Repubblica: una persona inadeguata, a mio giudizio indegna e inopportuna. Per fortuna la sua candidatura tramontò nel breve giro di alcuni giorni. E finalmente pareva incominciata la fase di una discussione un po’ più seria e costrutttiva. Ma non era facile raggiungere un accordo.
Lunedì pomeriggio 24-1-2022 si è svolse la prima votazione per l’elezione del nuovo Presidente della Repubblica.
La prima votazione produsse questo risultato: 672 schede bianche, 46 schede nulle, 36 voti per P. Maddalena, 16 voti per S. Mattarella, e altri voti per Marta Cartabia, Silvio Berlusconi, Cassinelli, De Martini, Tasso, Bossi, Rosato, Cappato, Landucci, Pianasso, Vespa, Bersani, Craxi, e numerosi altri, fra i quali anche personaggi della televisione e dello spettacolo.
Si fecero altre votazioni, tutte senza un risultato utile e valido. Tuttavia il mio istinto mi suggeriva un timido ottimismo. Avevo la sensazione che l’elezione del Presidente della Repubblica si sarebbe conclusa con un buon risultato.
Sergio Mattarella, Presidente uscente, aveva manifestato il desiderio di andarsene a casa: il suo primo settennato era finito e desiderava cedere il posto a un nuovo presidente. Ma dopo 7 votazioni i partiti gli chiesero di rimettersi a disposizione dello Stato.
Sabato 29-1-2022 fu una giornata che non dimenticheremo facilmente. All’ottava votazione, con 759 voti dei Grandi Elettori, il presidente uscente Sergio Mattarella venne rieletto Presidente della Repubblica.
Quando i presidenti delle Camere (Fico e Casellati) si sono recati da lui per comunicargli l’esito della votazione, Mattarella disse:
«Ringrazio i presidenti di Camera e Senato. Desidero ringraziare i parlamentari e i delegati delle Regioni per la fiducia espressa nei miei confronti. I giorni difficili trascorsi per l’elezione alla presidenza della Repubblica nel corso della grave emergenza sul piano sanitario, economico e sociale richiamano al senso di responsabilità e al rispetto delle decisioni del Parlamento. Le condizioni attuali impongono di non sottrarsi ai doveri a cui si è chiamati e devono prevalere su altre considerazioni e su prospettive personali differenti, con l’impegno di interpretare le attese e le speranze dei nostri concittadini.»
Con quella votazione si evitarono tanti possibili e probabili guai o pasticci.
Era andata bene! Poteva andare molto peggio.
Giovedì 3-2-2022 fu il giorno di Mattarella in Parlamento, con il suo discorso e il giuramento.
L’Italia a quel punto avrebbe meritato una stagione di proficuo lavoro e crescita: le premesse e le condizioni per andare avanti erano buone. Mattarella al Quirinale e Draghi come Presidente del Consiglio erano ottime garanzie per fare bene.
E invece…
I partiti politici italiani cominciarono una stagione di turbolenza, confusione, polemiche interne ai partiti ed esterne, “fra” i partiti.
A mio giudizio servirebbe, come ho avuto modo di spiegare in un “pensiero” pubblicato il 11-2-2022, una Legge per dire “cosa sono” i partiti, cioè come devono strutturarsi per gestire le dinamiche interne in modo trasparente, democratico e comprensibile. Una mia idea che purtroppo nessuno pare desideroso di raccogliere ed accogliere.
Purtroppo in quei giorni di febbraio cominciarono a spirare venti di guerra: si intuiva che V. Putin (presidente della Russia) voleva invadere l’Ucraina.
La svolta, l’ineluttabile passo verso la tragedia, si concretizzò con il minaccioso discorso di Putin del 21-2-2022 ai suoi cittadini.
Praticamente fu, senza dichiararlo esplicitamente ma lasciandolo intendere tra le pieghe delle recriminazioni illustrate, una dichiarazione di guerra di fatto.
Putin aveva utilizzato la solita retorica del tipico aggressore: la retorica di chi finge di essere la vittima che si deve difendere.
Quando uno Stato (per volere del suo Governo) aggredisce e invade il territorio di un altro Stato tutta la comunità umana nel mondo è chiamata a esprimersi e schierarsi. La tattica del non dire niente, del non schierarsi con nessuno e ignorare la guerra è l’atteggiamento di chi crede di poter trarre un vantaggio salvandosi dagli oneri (costi economici oppure costi bellici) che inevitabilmente si presentano, ma è un atteggiamento meschino, poco lungimirante e alla lunga poco saggio anche se comodo.
L’inizio di una nuova Guerra così vicina fisicamente a noi (vicina ai confini della UE, quindi concretamente molto pericolosa e dannosa anche per noi) implica inevitabilmente un inasprirsi del dibattito fra cittadini e partiti che vorrebbero proporre diversi tipi di reazione (o di non reazione).
C’è sempre da evitare la retorica (dannosissima) delle “nazioni buone” contro le “nazioni cattive”. E’ doveroso spiegare e ricordare che I tutti i popoli (sempre) sono “buoni”. Non esistono popoli cattivi ma solo cattivi governi.
Da quei giorni di fine febbraio 2022 il Covid smise di essere l’argomento principale di ogni dibattito pubblico, sostituito dal dibattito sulla preoccupante guerra di invasione russa.
La questione entrò in ogni dibattito ad ogni livello istituzionale: anche nei Comuni.
Una mozione sulla situazione in Ucraina fu discussa anche in Consiglio Comunale a Capriate, durante la seduta di venerdì 4-3-2022.
Per tutti noi la guerra di Russia e Ucraina diventa un problema e un dilemma. Che fare?
Affrontare il “bullo” (rischiando conseguenze negative anche per noi) o lasciarlo fare astenendoci da ogni tipo di reazione per il nostro “quieto vivere”?
Non era e non è un dilemma da poco: in gioco era ed è la nostra economia, la nostra sicurezza, la nostra pace, la prospettiva del mondo, delle Democrazie, della Libertà.
Da una parte il glaciale Putin, dall’altra il presidente iper-comunicativo Zelensky, che fin dall’inizio dell’invasione cominciò a rivolgersi al mondo intero chiedendo aiuti e sostegno. Ne avevo analizzato la tattica oratoria in un “pensiero” pubblicato il 23 marzo, intitolato
Le metafore di Zelensky.
La Nato e la Ue decisero fin da subito di adottare una serie di sanzioni economiche contro la Russia e di fornire armi all’Ucraina per la sua difesa. Inevitabilmente in Italia si aprì il dibattito sull’opportunità di inviare armi, fabbricare armi, dotarsi di armi, spendere soldi (più soldi) per le armi.
Scrivevo, il 30 marzo, qui nel “pensiero di oggi”, che serviva
discutere sulla “qualità” delle spese militari più che sul numero.
I soldi spesi per il potenziamento delle risorse militari e della difesa divennero per i Partiti politici un argomento dirompente e divisivo. Un argomento così devastante che fu capace di produrre una crisi di governo (oppure così popolare da diventare il pretesto pubblico sufficiente per giustificare l’apertura di una crisi).
La propaganda aggressiva e ostile dei partiti “l’un contro l’altro schierati” (quando invece occorreva coesione per proseguire il sostegno al Governo Draghi) si consumava nel tentativo di dividere le fazioni tra “pacifisti” e “pacifinti”, tra “putiniani” e “servi della Nato”, tra “amici dei produttori di armi” e “costruttori di pace”, introducendo nel dibattito elementi di confusione e tanto populismo.
Ne parlavo il 12 aprile nel “pensiero di oggi” intitolato “produttori di armi, ricerca della pace”, in cui cercavo di smascherare un esempio di bufala di cattiva informazione frutto di propaganda aggressiva e scorretta fra partiti.
Purtroppo quella che per gli aggressori avrebbe dovuto essere una guerra lampo è proseguira senza alcun esito conclusivo, e senza concreti tentativi di trattative di pace. Anzi, ad un certo punto si poteva constatare che non si stavano più facendo trattative di pace.
Si cominciò esplicitamente a parlare di “Guerra Mondiale”. Già, ma che guerra è questa? La Terza, la Quarta? Che numero? Considerando che la lotta contro la pandemia Covid-19 è stata terribile come una Guerra Mondiale, e che il terrorismo internazionale degli ultimi due decenni (dall’Undici Settembre 2001 in avanti) ha combattuto contro il Resto del Mondo come in una guerra mondiale, io avrei calcolato che questa potrebbe essere la Guerra Mondiale numero Boh.
Arrivò la primavera, arrivò il mese di maggio, ma nessun miglioramento della situazione si intravedeva nella ricerca di un accordo di pace.
Come era facilmente prevedibile, il tono e il contenuto del discorso di Putin pronunciato durante la parata militare della Festa della Vittoria del 9-5-2022 era lo stesso del suo discorso “pre-guerra” di febbraio. Lo stesso “ritornello” di febbraio:
Dice Putin: loro (la Russia) si stanno “difendendo”, chi attacca “sono gli altri”. La guerra di Putin è “legittima difesa”, “gli aggressori sono gli altri”.
Cioè uno spudorato e continuo ribaltamento della frittata.
Durante la primavera la comunità internazionale dovette affrontare la questione del trasporto del grano dai campi ucraini ai Paesi bisognosi di cibo, la cui interruzione per causa della guerra avrebbe potuto generare una carestia capace di uccidere milioni di africani affamati.
Un disastro mondiale.
Si cercò di trovare una intesa, ma sempre sotto il cinico ricatto delle condizioni dettate da Putin, sempre pronto a rimangiarsi la parola per i sui scopi tattici.
Nella tarda primavera le ostilità delle contrapposte propagande di guerra si aggravarono ulteriormente, infiammate dalle parole provocatorie dei “falchi” e dalle “gaffes” (più o meno volute) delle controparti.
In risposta alle parole dell’ex presidente russo Medvedev (“io odio l’Occidente, sono dei degenerati”) il 10 giugno avevo scritto un “pensiero” intitolato: Una volta l’Occidente aveva un’alternativa.
L’«alternativa all’Occidente» di cui parlavo era il “mito dell’U.R.S.S.”, l’Unione sovietica tanto amata (in buona fede) da milioni di cittadini occidentali che la consideravano un “modello” da imitare anche nelle altre patrie. Quel “mito” ormai tramontato e decaduto oggi ha lasciato il posto a un obbrobrio che nessuno ammira o invidia più: la Russia putiniana, una brutta copia dell’Occidente (da cui non è affatto diversa e da cui ha copiato soprattutto i difetti e le ingiustizie), quell’Occidente a cui il regime putiniano tenta maldestramente di contrapporsi, non più presentandosi come “alternativa” da ammirare ma come rivale povero, invidioso, rancoroso, livoroso.
Le sanzioni (ed altri fattori diversi, risalenti al biennio della pandemia e alle spese sostenute poter affrontare la pandemia) hanno prodotto in tutto il mondo una crescita preoccupante dell’inflazione, della crisi economica, e una crescita dei costi dell’Energia.
Le bollette del Metano e dell’Energia Elettrica in Italia nel 2022 divennero il problema grave numero uno. Prezzi impazziti, saliti alle stelle, e inflazione divennero i problemi più sofferti e più temuti.
Tutto questo contribuì a far aggravare la già turbolenta conflittualità tra i partiti, nonostante la loro compartecipazione al governo di unità nazionale presieduto da Mario Draghi.
Domenica 12-6-2022 si svolse in Italia un “Election Day” che aveva accorpato la votazione per cinque referendum abrogativi e il primo turno in 971 Comuni per l’elezione dei nuovi sindaci.
Quei referendum non raggiunsero il quorum.
Le elezioni comunali riguardavano le città di Genova, Palermo, Verona, Catanzaro, L’Aquila, Parma, e altri importanti Comuni. Il primo turno si concluse sostanzialmente con un quasi “pareggio” fra destra e sinistra.
Domenica 26-6-2022
si svolse il Secondo Turno delle elezioni comunali.

Questo turno vide un prevalere di vittorie del centro-sinistra, e in alcuni casi della coalizione fra il PD e il M5S.
Verso l’inizio dell’estate il Ministro degli Esteri Luigi Di Maio fece il grande passo: volle lasciare alle spalle la stagione del populismo (abbandonando il Movimento Cinquestelle) e abbracciare il pragmatismo riformista. Evidentemente l’aver lavorato per alcuni mesi come ministro nel governo presideduto da Mario Draghi deve avergli insegnato qualcosa. Ne avevo parlato il 22-6-2022 in questa pagina: Dal populismo si guarisce governando.
Mi stavo però inutilmente illudendo che il processo di maturazione di Di Maio (nato come idiota totale e migliorato col tempo, facendo esperienza, facendo tesoro dei suoi grossi errori e imparando a fare qualcosa di serio) fosse capace di coinvolgere almeno una grossa parte di colleghi e sostenitori del Movimento Cinquestelle. Avevo sperato che la “maturazione” avesse coinvolto anche gli altri e non solo lui. Invece la gran parte del Movimento Cinquestelle è rimasta ancorata alle stupidaggini degli esordi del movimento, isolando e stigmatizzando il povero Di Maio come un traditore e un inaffidabile opportunista.
Ho constatato che il M5S, con le sue idee e le sue fisime (fra le quali anche l’idea sciocca del “divieto di continuare ad occupare cariche dopo il secondo mandato”) restava e rimane condannato all’inesperienza perpetua, e alla sua tipica immaturità.
La conseguenza più grave di tutto questo stava per consumarsi proprio in quei giorni di giugno e di luglio. Cominciava una turbolenza politica che in poche settimane spinse il povero Draghi a rinunciare al suo incarico di Presidente del Consiglio.
Iconica come un fumetto parlante rimane quella foto di Draghi che (mentre si trova all’estero ad una importante riunione con i leader europei e del G7) si sposta in disparte per rispondere a una telefonata da Roma.

C’erano guai in vista per lui. L’avevo raccontata in modo satirico in questo “pensiero”: La telefonata importante.
Giovedì 14 luglio muore Eugenio Scalfari, e lo stesso giorno Mario Draghi annuncia di voler rinunciare. La mattina seguente il quotidiano “La Repubblica” esce con due “Prime pagine”, avendo infatti due notizie importantissime da raccontare: la morte del suo fondatore Scalfari e la fine del Governo Draghi.
La crisi di governo di Luglio ha il sapore strano di una crisi diversa dalle solite.
Sembrava infatti che fosse Draghi a sfiduciare la coalizione di partiti e non la coalizione di partiti a sfiduciare Draghi.
Fu “super Mario” a domandare ai partiti: «Siete pronti?». Chiedeva ai partiti se fossero pronti a continuare nel duro e difficile lavoro che stava svolgendo. Ma i partiti risposero di no.
La giornata nera del “patatrac”, il disastro formalmente ufficializzato, fu il giorno del mio compleanno: il 20 luglio. La sfiducia in Senato, e poi la sfiducia il 21-7-2022 alla Camera.
Come ho avuto modo di spiegare, nella forma e nella sostanza, nello svolgimento della giornata e nelle parole delle “comunicazioni del presidente del consiglio”, più che la sfiducia dei partiti al premier si vide la sfiducia del premier ai partiti.
Praticamente una mozione di sfiducia alla rovescia.
Iniziò così l’ineluttabile ed inevitabile conto alla rovescia verso le elezioni politiche.
La situazione era complicata e difficile.
Con la Legge Elettorale «Rosatellum-Bis» le alleanze fra partiti erano necessarie.
Chi si voleva isolare evitando di fare alleanze con altri partiti era spacciato, condannato alla sconfitta certa.
Non c’era spazio per scelte politiche, era necessaria l’unica scelta “tecnica” possibile, o altrimenti tutto era vano ed inutile.
A destra si presentava una coalizione compatta ed unita, composta da “Forza Italia”, dalla “Lega” e da “Fratelli d’Italia”.
Gli avversari della destra erano diversi e disuniti. C’erano: il PD (con il segretario Enrico Letta), il M5S (guidato da Giuseppe Conte), Italia Viva (di Matteo Renzi), il partito di Calenda, il micropartito neo-nato di Luigi Di Maio, il partitino doppio dei Verdi e della Sinistra di Bonelli e Fratoianni.
A discriminare e dividere ogni partito dagli altri partiti erano le diverse posizioni in merito alla scelta dell’Italia di fornire armi all’Ucraina, e scelte di tipo economico sulla composizione e rimodulazione della spesa pubblica.
C’erano partiti che (contrariamente a quella che era la posizione ufficiale del Governo Italiano) volevano che l’Italia fosse neutrale rispetto alla Guerra, che non fornisse armi a nessuno e che non aumentasse le spese militari.
Matteo Salvini, che in passato si era dichiarato orgogliosamente ammiratore di Putin, si era nel frattempo convertito a posizioni più “atlantiche”.
Ovviamente noi sappiamo bene che in questi anni la Lega (ed altri partiti sovranisti euroscettici populisti in UE) era stata per molto tempo uno degli “strumenti” di ingerenza di Putin per indebolire, logorare e disgregare l’Europa.
Lo sapevano tutti, lo sapevano anche in Polonia, come fece platealmente notare il sindaco Wojciech Bakun (sindaco di Przemys) il giorno 8 marzo 2022, sventolando in faccia a Salvini la sua maglietta con l’immagine di Putin.
Inizia il mese di agosto e i partiti impazziscono con le alleanze. Martedì 2 agosto Enrico Letta decide di fare una alleanza fra il suo PD e il partito di Calenda, insieme a “Più Europa”.
Buona scelta, anche se a mio giudizio non sarebbe comunque bastata, perchè serviva comunque di più. Serviva un’alleanza più larga.
Ma quella alleanza in costruzione, invece di allargarsi si spaccò.
Dopo il patto per l’alleanza del PD con Calenda, Letta ufficializzò anche un patto fra il PD e il partito dei Verdi e della Sinistra.
A Calenda non piacque qusta scelta, e si chiamò fuori, rimangiandosi la parola data poche ore prima.

La strategia di Enrico Letta delle trattative separate non funzionò. Avrebbe dovuto chiamare tutti i potenziali alleati e parlare con loro “tutti insieme”, e vedere subito se la grande alleanza sarebbe stata possibile o no.
Quello che invece ne uscì fuori fu un pasticcio che penalizzò tutti i soggetti coinvolti.
Nel frattempo nel fronte della Destra cresceva sempre più il consenso popolare a favore di Giorgia Meloni (leader di Fratelli d’Italia, l’unico partito che non aveva partecipato alla coalizione di governo del Governo Draghi e dei due Governi di Giuseppe Conte).
Una delle parole spesso sulla bocca di Giorgia Meloni (un’abile “urlatrice”) è la parola “nazione”.
Ma la usa a sproposito, usando quella parola per significare altro. Lo avevo spiegato il 2 settembre nel mio “pensiero” intitolato: La Nazione non è nella disponibilità di un premier.
La “Nazione” sono le persone, non è lo “Stato”. La nazione è il popolo, e il popolo non lo puoi manovrare o plasmare. Compito di chi governa è amministrare le risorse e le strutture dello Stato, non la mente delle persone che in un territorio ci abitano.
La morte della Regina Elisabetta II d’Inghilterra (8-9-2022) arrivò in un momento storico molto delicato, in cui le tensioni internazionali ci tenevano e ancora oggi ci tengono tutti in uno stato di “sospensione”, come se fossimo già in una Guerra Mondiale quasi dichiarata ma non ufficialmente dichiarata. Mi chiedevo: Putin cosa avrebbe fatto? Sarebbe andato al suo funerale?
Non andò.
L’unica gioia dell’estate fu per me e per molti come me la vittoria della nazionale maschile italiana di pallavolo al campionato del mondo di settembre in Polonia. La finale del mondiale l’avevo vista in televisione mentre ero a Crespi d’Adda, all’ultimo giorno della festa di Crespi.
Nel frattempo proseguiva la campagna elettorale.
I partiti populisti di destra ammiccavano ambiguamente ai no-vax, facendosi preferire e votare dai no-GreenPass e dai no-vax.
Le elezioni politiche italiane si svolsero Domenica 25 settembre 2022
Queste elezioni evidenziano che in Italia esiste una maggioranza di italiani contrari al polo di centro-destra. Ma siccome non esiste in Italia il Secondo Turno alle elezioni politiche il risultato del turno secco è l’inevitabile vittoria della coalizione più compatta, anche se minoritaria.
Ha quindi avuto facile gioco la destra, con un gran numero di suoi senatori e deputati insediati nel nuovo parlamento.
E’ anche un Parlamento per la prima volta a numero ridotto di parlamentari per effetto della riforma costituzionale approvata durante i mesi del Governo “Conte 2”.
Non sono mancate le paranoie dei pensatori della sinistra, con le loro “analisi” e deduzioni. Ne avevo parlato scherzosamente in un “pensiero” intitolato Quando perde la destra, quando perde la sinistra.
La prima seduta del nuovo parlamento si svolse Giovedì 13-10-2022.
Pochi giorni dopo, il 22 ottobre, fu presentata la lista dei Ministri. Nasceva il Governo Meloni.
E’ il peggior governo degli ultimi cento anni, ispirato a valori di xenofobia, razzismo, bigottismo, arretratezza, chiusura, odio contro la modernità e il progresso, attaccato a vecchie obsolete consuetudini ed abitudini difese come “tradizioni”.
Martedì 25-10-2022 alla Camera dei Deputati (dopo la presentazione del programma e il dibattito fra i deputati) si è svolta la votazione per la fiducia al Governo di Giorgia Meloni.
Questo il risultato alla Camera: 235 Si, 154 No, 394 presenti, 389 votanti, 5 astenuti, maggioranza richiesta 195.
Mercoledì 26-10-2022 al Senato della Repubblica si sono svolti il dibattito e la votazione per la fiducia al Governo.
Questo il risultato al Senato: 115 voti favorevoli, 79 contrari e 5 astenuti.
Da ottobre ad oggi lo “spettacolo” indecoroso e triste di questo governo e questa maggioranza è nella memoria fresca e recente di tutti noi: proposte assurde e ridicole, boutade, provocazioni, sparate. Proposte improponibili, molte delle quali per fortuna non sono andate in porto e/o non stanno per ora andando in porto.
Ci siamo infervorati in un assurdo dibattito sull’uso dei soldi contanti e sui bancomat, ed abbiamo capito che il Governo intende essere amichevole con i ricchi e cattivo con i poveri. Lo si capisce in ogni provvedimento che adotta o che annuncia di voler adottare.
Arriva il 28 ottobre del ’22 e questa data mette i brividi perché ci ricorda che cento anni prima fu il giorno della “marcia su Roma”. Qualcuno (fra i militanti e sostenitori di Fratelli d’Italia) la ricorda con nostalgia, io preferisco ricordare
un altro anniversario: l’elezione di Papa Giovanni.
La discussione politica si impantana in questioni inutili e stupide, trascurando i problemi veri e importanti. Per tutto l’autunno si è parlato del decreto contro i rave party: il “decreto dei manganelli”, ieri convertito in Legge.
La Lega con il suo ministro Piantedosi (perfino peggiore del ministro Salvini) intraprende una guerra contro le ONG, indicandole come nemici da contrastare.
Un altro ministro insegna che bisogna infliggere umiliazioni ai ragazzi.
Ci distrae un po’ la “pausa” dei mondiali di calcio, che per la prima volta si celebra nel nostro inverno invece che in estate. L’Italia non c’è (non si è qualificata) ma sono presenti molti giocatori “italiani” nel senso che sono stranieri che militano nelle nostre squadre di serie A.
Sono i mondiali organizzati nel contestatissumo Qatar, un paese a cui l’Italia assomiglia perchè anche l’Italia ha un governo “etico” che impone la sua “etica” omofoba, confessionale, autarchica, sciovinista alla vita pubblica dei suoi cittadini, umiliando la laicità dello Stato sancita dalla Costituzione.
I giornali della destra si scatenano amplificando con aggressività l’enfasi e la diffamazione di alcuni politici coinvolti in casi di sospette corruzioni, e gli elettori di destra abboccano, rendendo impossibile far notare loro qualsiasi porcata che il Governo Meloni sta facendo, perchè ti rispondeono “e allora Soumahoro? E allora Panzeri?”.
In questa impossibilità di ragionare e interloquire con le persone che confondono la Politica con la Cronaca (identificando l’una nell’altra) prevale la furbizia e la cattiveria di chi prosegue con determinazione nella distruzione del nostro Paese, della nostra Democrazia, della nostra Costituzione.
L’ultimo agghiacciante annuncio, che suona alle nostre orecchie come una minaccia, è l’annuncio di voler realizzare in Italia il Presidenzialismo.
Sarebbe per l’Italia il peggiore disastro degli ultimi due secoli, e ci auguriamo di cuore che qualcosa succeda per interrompere questo percorso, per impedire che questo accada.

Concludo quindi il mio triste messaggio augurando all’Italia che presto si interrompa il danno, cioè che finisca prima possibile la dannosa esperienza del Governo Meloni.
Questa interruzione potrebbe non arivare, e allora dovremo farci coraggio e resistere, trovare il modo di contrastare il declino e salvare l’Italia.
Dal mondo potrebbe arrivare una nuova ondata di pandemia, magari qualche variante pericolosa di Covid, ma noi abbiamo un governo sostenuto dai No-Vax, e quindi siamo in pericolo. Abbiamo un governo inadeguato.
Sarà un anno brutto, difficile, pieno di pericoli e di minacce. Ci saranno danni, ci sarà un peggioramento della nostra democrazia.
Cerchiamo di essere pronti, prepariamoci.
Pur in queste difficoltà, io auguro a tutti voi, a tutti NOI, un buon anno 2023.
Buon anno!
IL 2022 DI CAPRIATE S. GERVASIO SU «LA GAZZETTA DELL’ADDA»

Rileggendo le pagine del settimanale “La gazzetta dell’Adda” che sono state dedicate alla cronaca di Capriate San Gervasio ci possiamo rinfrescare la memoria su alcuni fatti del 2022 della nostra città.
Ringraziamo i giornalisti che hanno lavorato in questo 2022: non è un compito facile raccontare con professionalità la vita di Capriate San Gervasio, città complicata con tanti problemi e questioni complesse.
In questo 2022 alcuni fatti e personaggi sono stati citati sulla Prima Pagina della gazzetta: è il caso dei compianti ragazzi Gabriele Cornelli e Shiva Villano, tragicamente scomparsi per incidentii stradali, è il caso di Carmen Bicchierai, cantante vincitrice di un prestigioso concorso lontano da Capriate, di Luigi Celeste, consigliere comunale vittima di un vandalismo a danno della sua automobile, e del villaggio operaio di Crespi d’Adda, oggetto di una raccolta di firme per l’inserimento nella lista dei Luoghi de FAI.
Nelle pagine interne tanta cronaca, tanta Politica comunale e tanti eventi locali realizzati dalle associazioni culturali, sociali e sportive delle nostre contrade.
Questo ALBUM di pagine del 2022 dedicate a Capriate S. Gervasio è un omaggio al lavoro dei giornalisti de “La gazzetta dell’Adda” e alla vita della nostra città.
Tutto il materiale qui pubblicato è di proprietà della società editoriale Netweek S.p.A. e dei suoi autori.
La raccolta di pagine qui collezionata è pubblicata in questo blog come “citazione”, senza scopo di lucro, al solo scopo di fornire agli amici una rilettura storica della stampa e della cronaca della nostra città.
L’anno prossimo (2023) sarà l’anno delle Elezioni Comunali: quindi ci sarà tanta Politica locale da raccontare! Saremo ovviamente curiosi di leggere le pagine dedicate a Capriate di quello che qui attualmente è il più conosciuto e letto organo di stampa locale.
Buona ri-lettura dell’anno 2022, e buon anno 2023!
IL PRESIDENZIALISMO SAREBBE UN DANNO E UN PERICOLO PER L’ITALIA

Da numerosi decenni gruppi di cospiratori eversivi stanno tramando per realizzare un piano che distruggerebbe gravemente la nostra preziosa e delicata democrazia. La Loggia Massonica P2 (Propaganda 2) fu dichiarata definitivamente come una “Organizzazione criminale” dalla commissione parlamentare d’inchiesta presieduta da Tina Anselmi, e venne sciolta nel 1982. Ma i piduisti non hanno mai smesso di agire occultamente, ed ora stanno per realizzare il loro piano.
L’obiettivo che voleva realizzare la P2 è ben descritto nel cosiddetto “Piano di rinascita” scritto negli anni Settanta e Ottanta da Licio Gelli e Francesco Cosentino: trasformare la Repubblica Italiana in uno stato autoritario, con varie riforme istituzionali e anche con il Presidenzialismo.
L’Italia è la patria delle epoche che hanno visto “salvatori” e “uomini forti”, “uomini della provvidenza”, uomini del destino, uomini “unti del Signore”, condottieri e duci. L’elezione diretta del presidente della Repubblica (con poteri forti, di governo) in Italia sarebbe una avventura pericolosa, capace di farci piombare in un nuovo fascismo o in qualcosa di molto simile.
Giorgia Meloni, presidente del consiglio dal 2022, ha dichiarato ieri (29-12-2022) di voler realizzare il presidenzialismo.
Siamo contrari al presidenzialismo -questa sciagura pericolosa- con tutta la nostra mente, il nostro cuore, la nostra anima, e saremo contrari anche col nostro corpo.
Faremo tutto il possibile, con le buone e con le cattive, con ogni mezzo, anche con la forza se necessario, per impedire che questo disegno eversivo distrugga la nostra democrazia.